Nuovi casi di prostituzione minorile in Italia – i perché di un orribile boom

Se ti piace condividi!

No Pedofilia Nuovi casi di prostituzione minorile in Italia   i perché di un orribile boomAncora non si è sopito il clamore del caso delle baby-prostitute dei Parioli che già ne scoppia uno analogo a L’Aquila! Cerchiamo di capire, partendo da due casi “caldi” (in tutti i sensi!), cosa c’è dietro il dilagare di questo orrendo fenomeno della prostituzione minorile in Italia, che non coinvolge più solo minori straniere, ma anche sempre di più adolescenti Italiane.

Il caso delle Baby-prostitute dei Parioli: verso il giudizio immediato


Avevamo già discusso di questo caso in un post precedente (lo puoi leggere a questo link). Le news sul caso di prostituzione minorile scoperto nei giorni scorsi ai Parioli sono che la procura è orientata a chiudere in breve tempo le indagini. Una decisione definitiva verrà presa dopo l’udienza del tribunale del riesame: a rischio processo anche i clienti. Il caso ha portato in carcere per violenza sessuale cinque persone tra le quali la madre di una delle ragazze sfruttate.In carcere si trovano attualmente Nunzio Pizzacalla, Mirko Ienni e Mario De Quattro, considerati coloro che hanno adescato le ragazzine promuovendo poi il giro di prostituzione, la madre di una delle sfruttate e anche il commercialista Riccardo Sbarra, uno dei clienti. L’accusa contestata è quella di sfruttamento della prostituzione minorile. Di questa potrebbero rispondere anche i clienti identificati fino ad oggi e già iscritti nel registro degli indagati. La pena che rischiano per i fatti loro contestati va da 1 a 6 anni di reclusione. Una decisione sul giudizio immediato sarà presa nei prossimi giorni.

Un nuovo caso a L’Aquila: baby prostitute per una ricarica telefonica

Baby prostitute, ragazzine anche sotto i 14 anni, che si vendono per una ricarica telefonica: all’Aquila la denuncia arriva da un medico. “Un fenomeno drammatico legato alla crisi“, dice il vescovo ausiliare dell’Aquila, Giovanni D’Ercole, dopo un colloquio col medico che ha reso noto il fenomeno sul quale le forze dell’ordine stanno indagando. Infatti, secondo le parole di D’Ercole, il medico ha denunciato il fatto alle forze dell’ordine che stanno già verificando “e con discrezione agendo sui casi di prostituzione minorile all’Aquila”. “Il disagio deve essere – ha detto il prelato – una delle più grandi preoccupazioni per noi adulti” e ha lanciato un appello affinché “si incoraggino i ragazzi a parlare con gli adulti, gli insegnanti, i sacerdoti, gli educatori in modo tale che si possano prevenire certi fenomeni”.

La prostituzione minorile in Italia: cause e contesto

Avevamo già presentato un’analisi del caso Italiano nel post a questo link . Vediamo di approfondire un po’ di più.

Lo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali è un fenomeno molto complesso e diffuso a livello mondiale, strettamente legato alla malavita organizzata. Esso comprende l’abuso sessuale da parte di un adulto e una retribuzione in natura e/o in denaro corrisposta al bambino o a terze parti. In questo senso, il bambino diventa vittime due volte perché viene trattato sia come oggetto sessuale sia come oggetto commerciale (definizione tratta dalla Dichiarazione di Stoccolma, 1996). L’unico trattato internazionale che affronta in modo specifico questa tematica è il Protocollo Opzionale alla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, riguardante la vendita dei bambini, la prostituzione minorile e la pedopornografia. Il Protocollo, adottato dall’Assemblea Generale dell’ONU nel maggio del 2000 e entrato in vigore nel gennaio del 2002, individua tre principali forme, tra loro collegate, di sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali: la prostituzione minorile, la pedopornografia e la vendita dei minori. Negli ultimi 15 anni sono stati organizzati tre Congressi mondiali per pianificare una strategia internazionale contro questo fenomeno: a Stoccolma nel 1996, a Yokohama nel 2001 e a Rio de Janeiro nel 2008.

La prostituzione minorile nel Mondo e in Italia

Tra i mercati dello sfruttamento sessuale, il più lucroso per la criminalità è quello della prostituzione, che riguarda, in maniera sempre crescente, i minori. Si tratta di un fenomeno che interessa principalmente i Paesi in via di sviluppo, dove la domanda locale ed estera spesso si fondono, alimentando un grosso volume d’affari. Uno tra gli aspetti più noti dello sfruttamento sessuale dei minori è quello legato al turismo sessuale da parte di chi si reca nei Paesi in via di sviluppo con l’intento primario di intraprendere una relazione sessuale a sfondo commerciale con i residenti del luogo. Tuttavia, la prostituzione minorile affligge anche i Paesi industrializzati.

In Italia interessa soprattutto ragazze straniere minorenni avviate alla prostituzione dalla criminalità organizzata, il cui numero è difficile da quantificare poiché spesso costrette a prostituirsi all’interno di appartamenti, club privati e alberghi (ECPAT, End Child Prostitution Pornography and Trafficking). Inoltre, per ragioni di mercato e per limitare il rischio di arresti, le vittime vengono spostate in gruppo sul territorio ogni due o tre settimane, rendendo così la prostituzione un fenomeno ancora più sommerso.

E’ complicato valutare, oggi, l’effettiva portata del fenomeno: la percentuale nota di minorenni sul numero totale delle prostitute in Italia è del 7%, con punte del 10% in alcune zone (ECPAT, End Child Prostitution Pornography and Trafficking). In base al Global Monitoring Report ECPAT del 2006 è in crescita il fenomeno della prostituzione minorile maschile che coinvolgerebbe soprattutto ragazzi provenienti soprattutto dall’Europa dell’Est, in particolare dalla Romania e dalla Moldova, ma anche dal Maghreb e dall’Africa del Nord.

La normativa sulla prostituzione minorile in Italia

La legge n. 269 del 1998 contro lo “Sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù” e la legge n.38 del 2006 recante “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet” considerano reato l’attività di induzione, favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione minorile. La legge stabilisce una reclusione da sei a dodici anni e una multa.

Per quanto riguarda il “cliente”, cioè colui che compie atti sessuali con un minore in cambio di denaro o di altra utilità economica, la pena prevista è la reclusione dai sei mesi ai tre anni e una multa, con un aumento di pena nel caso in cui il minore abbia meno di sedici anni (in questo caso la pena prevista è infatti la reclusione da due a cinque anni) e ha eliminato la possibilità di prevedere una sanzione pecuniaria in alternativa alla detenzione. Al di sotto dei 14 anni, che per l’ordinamento italiano rappresenta l’età del consenso sessuale, si prefigura sempre la fattispecie di reato di violenza sessuale, poiché un minore di 14 anni non è considerato in grado di poter esprimere un consenso consapevole a un atto sessuale.

In Italia, la legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote, entrata in vigore il 23 ottobre 2012, prevede l’introduzione di nuove condotte nell’ordinamento italiano, che vanno a integrare il reato di “prostituzione minorile”, tra cui quelle di “reclutamento alla prostituzione di un minore, gestione, controllo e organizzazione della prostituzione di un minore”, oltre ad un inasprimento delle pene.

In ambito europeo, la nuova Direttiva Europea 2011/93/UE del 13 dicembre 2011 contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia minorile ha reso perseguibili, nel campo del diritto penale, diverse tipologie di abuso e sfruttamento sessuale, tra cui la prostituzione minorile intesa come forma di sfruttamento. L’adozione della Direttiva implica, ora, il necessario adeguamento normativo da parte di tutti gli Stati membri dell’Unione che dovranno garantirne l’attuazione entro dicembre 2013.

Se vuoi, puoi approfondire…